L’ex coniuge non paga l’assegno di mantenimento?ci pensa lo Stato

Il Decreto 15 dicembre 2016, pubblicato in gazzetta Ufficiale il 14 gennaio 2017, ha reso operativo il Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno previsto dalla Legge di stabilità 2016.

Potrà accedere al Fondo il coniuge in stato di bisogno con il quale convivono figli minori o figli maggiorenni portatori di handicap grave che non abbia ricevuto l’assegno periodico a titolo di mantenimento per inadempienza del coniuge che vi era tenuto. Il coniuge in stato di bisogno potrà pertanto presentare alla cancelleria del Tribunale del luogo di residenza un’apposita istanza, che dovrà obbligatoriamente contenere:

  1. l’indicazione della misura dell’inadempimento del coniuge tenuto a versare l’assegno di mantenimento, con la specificazione che lo stesso è maturato in epoca successiva all’entrata in vigore della legge;
  2. l’indicazione se il coniuge inadempiente percepisca redditi da lavoro dipendente e, nel caso affermativo, l’indicazione che il datore di lavoro si è reso inadempiente all’obbligo di versamento diretto a favore del richiedente a norma dell’art. 156 sesto comma, del codice civile[1];
  3. l’indicazione che il valore dell’indicatore ISEE o dell’ISEE corrente in corso di validità è inferiore o uguale a euro 3.000;
  4. la dichiarazione di versare in una condizione di occupazione, ovvero di disoccupazione ai sensi dell’art. 19 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150[2]; in caso di disoccupazione, la dichiarazione di non aver rifiutato offerte di lavoro negli ultimi due anni.

All’istanza, inoltre, a pena di inammissibilità, dovrà essere allegata:

  • documentazione che dimostri di aver esperito, nei confronti del coniuge inadempiente, procedure esecutive con esito negativo;
  • visura rilasciata dalla conservatoria dei registri immobiliari delle province di nascita e residenza del coniuge inadempiente da cui risulti l’impossidenza di beni immobili;
  • l’originale del titolo che fonda il diritto all’assegno di mantenimento.

Entro trenta giorni dal deposito dell’istanza, il presidente del Tribunale, dopo aver esaminato il contenuto dell’istanza e verificato la correttezza di quanto contenuto, dovrà valutarne l’ammissibilità. Se riterrà l’istanza ammissibile, la trasmetterà al Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero della giustizia presso cui è istituito il Fondo ai fini della corresponsione della somma richiesta. Se, al contrario, riterrà l’istanza inammissibile, la trasmetterà comunque al Fondo, indicandone le ragioni. Il Fondo, sulla base del provvedimento adottato dal presidente del Tribunale, accoglierà o rigetterà l’istanza e provvederà alla liquidazione delle istanze accolte nei limiti delle risorse finanziarie in dotazione al Fondo. A tal proposito, è opportuno evidenziare che, ad oggi, gli importi stanziati sono assai modesti: il fondo, infatti, ha una dotazione di € 250.000 per l’anno 2016 e di € 500.000 per l’anno 2017.

Da ultimo, si precisa che il provvedimento con cui il Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero della giustizia presso cui è istituito il Fondo accoglie l’istanza del richiedente, è revocato nel caso venga accertata l’insussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi previsti dal decreto, ovvero nel caso la documentazione presentata contenga elementi non veritieri o sia incompleta rispetto a quella richiesta.

[1] Art. 156 sesto comma c.c. “In caso di inadempienza, su richiesta dell’avente diritto, il giudice può disporre il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato e ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di danaro all’obbligato, che una parte di esse venga versata direttamente agli aventi diritto.”

[2] Art. 19 D.Lgs n. 150/2015: “Sono considerati disoccupati i lavoratori privi di impiego che dichiarano, in forma telematica, al portale nazionale delle politiche del lavoro  di   cui   all’articolo   13,   la   propria   immediata disponibilità allo  svolgimento  di  attività  lavorativa  ed  alla partecipazione alle misure di politica attiva del  lavoro  concordate con il centro per l’impiego”.