Tutela in caso di mancato pagamento dell’assegno di mantenimento – alimenti (in sede civile)

L’assegno di mantenimento e gli alimenti
L’assegno di mantenimento o divorziale e gli Alimenti sono forme di assistenza economica che il Tribunale dispone, in caso di separazione o divorzio, nel relativo provvedimento, a carico del coniuge economicamente più agiato in favore dell’altro e dei figli (minori o maggiorenni non autosufficienti). Il versamento dei due contributi risponde al dovere di assistenza materiale tra coniugi ed al perseguimento dell’interesse superiore della crescita dei figli(1) . Medesimo assegno è previsto anche in caso di cessazione di un rapporto di convivenza con prole, da parte di un genitore in favore dell’altro genitore, al fine di garantire il mantenimento dei figli. L’assegno di mantenimento è finalizzato a garantire a chi lo riceve le stesse condizioni economiche che aveva nel corso del matrimonio. Gli Alimenti, invece, sono corrisposti per fronteggiare difficoltà economiche riguardanti il soddisfacimento dei bisogni primari dell’ex coniuge, non essendovi in grado di farsi carico autonomamente, come, peraltro, meglio analizzato in La differenza tra alimenti e mantenimento.

Oggi, purtroppo, risultano moltiplicati i casi in cui il coniuge onerato del pagamento disposto dal Giudice, se ne renda inadempiente. Di seguito, i possibili rimedi in ambito civilistico (per le tutele in ambito penale si rinvia a Tutela in caso di mancato pagamento dell’assegno di mantenimento – alimenti (in sede penale).

Se il coniuge obbligato non adempie? I rimedi civilistici
Il Codice Civile prevede alcuni strumenti specifici per la tutela dei diritti del coniuge e dei figli beneficiari del contributo di mantenimento.

Il sequestro conservativo
Il coniuge beneficiario dell’assegno può richiedere al Giudice il sequestro conservativo di alcuni beni del coniuge obbligato. Tale strumento è previsto dall’Art. 156, comma 6 Codice Civile e dall’Art. 8, ultima comma, L. n. 898/1970, sul divorzio(2) .Tale provvedimento presuppone la sussistenza di un credito già accertato dal giudice, in sede di separazione o divorzio, e l’inadempimento, anche parziale, del coniuge onerato al mantenimento. Il sequestro conservativo può essere richiesto anche a garanzia del pagamento dell’assegno di mantenimento in favore della prole.

L’ordine di pagamento a terzi debitori
L’art. 156, comma 6 Codice Civile prevede un altro rimedio alle inadempienze del coniuge(3), nel caso in cui questo, a sua volta, risulti creditore nei confronti di terzi obbligati a corrispondergli periodicamente somme di denaro. Su istanza dell’altro coniuge, il Giudice può disporre che una parte o la totalità di tali importi(4) venga direttamente versata agli aventi diritto (coniuge e/o figli), previo accertamento sul se e con quale entità il comportamento dell’obbligato sia idoneo a frustrare la finalità dell’assegno di mantenimento(5).

L’ipoteca giudiziale e l’esecuzione forzata
In caso di pericolo di inadempimento da parte del coniuge obbligato, l’Art. 156, commi 2,5 e l’Art. 8 della legge sul divorzio stabiliscono che la sentenza di separazione (o decreto di omologa) e quella di divorzio costituiscono validi titoli per l’iscrizione di ipoteca giudiziale sui suoi beni(6). Tale strumento offre la possibilità al coniuge avente diritto all’assegno di mantenimento di rivalersi immediatamente sul bene gravato da ipoteca.

Il provvedimento di separazione o divorzio rappresenta, per il coniuge beneficiario, valido titolo, altresì, per agire esecutivamente, nei confronti del coniuge obbligato, mediante pignoramento dei suoi beni, mobili ed immobili, per la riscossione delle somme dovute(7).

Il ritiro del passaporto
Ultimo rimedio nei confronti del genitore inadempiente, in caso di figli minori beneficiari del mantenimento, è il ricorso al Giudice tutelare affinché disponga il ritiro del passaporto al coniuge obbligato al pagamento dell’assegno. Tale rimedio rappresenta una forma di pressione ed induzione all’adempimento del proprio obbligo, considerate le numerose limitazioni a cui l’obbligato viene sottoposto con il ritiro del passaporto(8).

(1) Il mantenimento reciproco tra i coniugi ha il proprio espresso riferimento giuridico nel dovere di assistenza morale e materiale a carico di ciascuno, previsto dall’Art. 143 del Codice Civile. Da tale dovere discende quello di contribuire alle esigenze della famiglia, e, primariamente, al sostentamento ed alla crescita dei figli. La separazione o il divorzio non interrompono tale dovere, ma anzi, fanno rimanere operative le esigenze di assistenza, tra cui, quella del contributo economico in favore del coniuge meno agiato. La Cassazione afferma, a tal riguardo, che la finalità da perseguire in caso di separazione è quella di “conservare il più possibile tutti gli effetti propri del matrimonio compatibili con la cessazione della convivenza” (Cass. civ., Sentenza n. 5555 del 19/03/2004).

(2) Il sequestro previsto dall’Art. 156, comma 6 Codice Civile è un provvedimento di natura non cautelare: a differenza del sequestro conservativo previsto dall’Art. 671 cod. proc. civ., infatti, presuppone la sussistenza di un credito già giudizialmente dichiarato, se pur soltanto in via provvisoria, e non richiede il “periculum in mora”, bensì solo l’inadempienza, comprendendosi in tale concetto anche l’inottemperanza all’ordine del giudice di prestare idonea garanzia reale o personale ai sensi dell’Art. 156, comma 4 cod. civ. il Giudice dovrà accertare la sussistenza dell’inadempienza, ma non la sua gravità e nemmeno la presunzione della volontà di sottrazione di quei beni da parte del coniuge obbligato. Sulla natura non cautelare del provvedimento e sulla sua finalità si è espressa più volte la Cassazione: “il sequestro conservativo dei beni del coniuge obbligato al mantenimento non ha natura cautelare in quanto presuppone l’esistenza di un credito già dichiarato (…) sufficiente il solo inadempimento” (Cass. civ., sez. I, Sentenza n. 10273 del 28/05/2004; Cass. civ., sez. I, Sentenza n.4776 del 12/05/1998). Peraltro, il sequestro può essere revocato, anche dal Giudice dell’appello, nel caso in cui concorrano giustificati motivi (Art. 156, ultimo comma, cod. civ.).

(3) Quanto al concetto di inadempienza, la norma è stata oggetto di diversi interventi giurisprudenziali volti ad estenderne l’operatività. Rilevante a tal proposito è la Sentenza della Corte di Cassazione n. 23668 del 6/11/2006, che ha ribadito il principio estensivo del concetto di inadempienza, già consolidatosi, quale presupposto per l’ottenimento da parte del Giudice dell’ordine di pagamento diretto al terzo, ed ha puntualizzato che “la non tempestività e puntualità nell’adempimento alla corresponsione della somma dovuta a titolo di mantenimento, è motivo sufficiente a far dubitare della futura regolarità dell’adempimento all’obbligo”. La Corte ha precisato la medesima valenza, ai fini dell’Art. 156, comma 6 cod. civ., dell’inadempimento totale e quello parziale. L’obbiettivo della Corte è quello di non svuotare e rendere vane le finalità dell’assegno di mantenimento e, quindi, rendere efficace e tempestiva la tutela del coniuge bisognoso e della prole.

(4) Per quanto riguarda il limite quantitativo dell’importo da corrispondere, l’Art. 156, comma 6 cod. civ., prevede che l’ordine coercitivo riguardi “una parte delle somme che il terzo sia tenuto a corrispondere anche periodicamente all’obbligato”. Parte della dottrina e della giurisprudenza ritiene che la limitazione dell’ordine di pagamento a solo una parte dei crediti vantati dal coniuge obbligato, risponda all’esigenza di evitare che il coniuge stesso sia interamente privato dei suoi crediti con il conseguente rischio della perdita di ogni sostentamento (in questo senso, vedi Trib. Modena, Sentenza del 5/02/1999, in Fam. E Dir., 1999, 165, nota di De Marzo). La Cassazione, peraltro, ha, più recentemente, affermato che il “Giudice può legittimamente disporre il pagamento diretto dell’intera somma dovuta dal terzo quando questo realizzi pienamente l’assetto economico determinato in sede di separazione” (Cass. civ., Sentenza n. 23668 del 6/11/2006 cit.). Senza alcun dubbio, l’ordine di pagamento a terzi può essere disposto dal Giudice anche in caso di mancato pagamento dell’assegno di mantenimento dei figli: tuttavia, “in caso di assegno di mantenimento a titolo di contributo per i figli minori, ma in cui questi ultimi siano stati affidati a soggetti diversi dai genitori, i beneficiari dell’ordine di distrazione coattiva di somme da parte del terzo dovranno essere gli stessi affidatari” (Cass. civ., Sentenza n. 6557/1997).

(5) La valutazione circa l’idoneità a frustrare la finalità del mantenimento riguarda, ad esempio, la ricostruzione puntuale dei tempi e delle modalità dei pagamenti eventualmente effettuati. Analogo ordine di distrazione diretto delle somme è previsto in caso di divorzio, dall’Art. 8 della L. n. 898/1970, legge sul divorzio, così come novellato dalla L. n. 74/1987 che prevede espressamente che “il coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell’assegno , dopo la costituzione in mora a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento del coniuge obbligato e inadempiente per un periodo di almeno trenta giorni, può notificare il provvedimento in cui è stabilita la misura dell’assegno a terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro al coniuge obbligato con l’invito a versagli direttamente le somme dovute, dandone comunicazione al coniuge inadempiente. Ove il terzo cui sia stato notificato il provvedimento non adempia, il coniuge creditore ha azione diretta esecutiva nei suoi confronti per il pagamento delle somme dovutegli quale assegno di mantenimento a norma degli Artt. 5 e 6”.

(6) L’iscrizione di ipoteca in base alla sentenza di separazione o di divorzio attributiva dell’assegno di mantenimento, non prevedendo alcun criterio per la determinazione della somma per cui può essere effettuata, consente al coniuge di iscrivere per la somma indicata dal creditore stesso ai sensi dell’Art. 2838 cod. civ. Il debitore, a sua volta, potrà richiederne la riduzione con ricorso al Giudice, il quale dovrà attenersi a criteri obbiettivi, quali, ad esempio, quelli rappresentati dalle tabelle per la costituzione delle rendite vitalizie immediate.

(7) Le pretese di condanna al versamento degli assegno mensili di mantenimento arretrati a favore del coniuge e dei figli, ivi compresi gli oneri accessori, quali, ad esempio, il pagamento delle spese straordinarie a carico del coniuge obbligato, vanno azionate mediante la normale procedura di esecuzione forzata, dapprima con la notifica all’obbligato di un atto di precetto e, successivamente, di un pignoramento dei suoi beni.

(8) Trattasi di strumento ben poco utilizzato da parte del coniuge a favore del quale è disposto, nonché poco attuato da parte degli operatori di diritto a favore dei propri clienti. In realtà, pur non essendo un rimedio direttamente coattivo né concretamente satisfattivo delle ragioni del coniuge creditore, esso può essere molto utile per incentivare il coniuge obbligato ad adempiere.