Il coordinatore genitoriale

Con provvedimento n. 7 del 29 luglio 2016, il Tribunale di Milano ha riconosciuto la figura del coordinatore genitoriale preposta a risolvere la conflittualità tra genitori separati.

Si legge, infatti, nella massima del provvedimento che “nei processi della crisi della famiglia, sullaccordo delle parti, può essere designato un coordinatore genitoriale, soggetto terzo, privato e qualificato in quanto dotato di specifiche competenze, che – affiancando i genitori – li aiuti a ridurre il tasso di conflittualità e a ritrovare una corretta gestione della genitorialità condivisa, individuando altresì le necessarie soluzioni relativamente alle scelte di carattere medico, scolastico o educativo da assumere in relazione alla prole minore, nel rispetto e in attuazione dellassetto di condizioni concordato ovvero indicato dal tribunale”.

Al coordinatore genitoriale – figura di recente introduzione nel nostro ordinamento[1] – è demandato il compito di facilitare la risoluzione delle dispute tra genitori altamente conflittuali e prevenire il ricorso a ulteriori iniziative giudiziali in punto di responsabilità genitoriale. Tale ruolo risponde, quindi, ad una concreta funzione di ausilio alla coppia genitoriale che non è in grado da sola di superare il conflitto.

Caratteristica primaria di questa nuova figura è quella di essere un professionista con una formazione accademica varia – assistenti sociali, psicologi, mediatori famigliari, avvocati – dotato di adeguate competenze nella comprensione e nel superamento dei conflitti familiari.

Si tratta di un soggetto di diritto privato la cui nomina è subordinata, in via esclusiva, all’accordo espresso delle parti ed, infatti, il Tribunale non potrà mai imporre l’uno o l’altro soggetto nel quale riveste più fiducia. Per il momento, tra l’altro, non sussistono neppure degli elenchi di nominativi abilitati a ricoprire tale ruolo.

Il coordinatore genitoriale incontrerà sempre i genitori insieme, offrendo loro suggerimenti concreti per assumere le decisioni migliori nell’esclusivo interesse del minore. Potrà prendere decisioni in proprio solo nei casi in cui il Tribunale lo abbia espressamente autorizzato.

Il coordinatore genitoriale è chiamato, quindi, a salvaguardare e preservare la relazione dei genitori con il minore, fornendo ai primi le opportune indicazioni eventualmente correttive dei comportamenti disfunzionali rispetto al progetto di crescita, autonomizzazione e distacco del minore dalla figura dei genitori.

È bene precisare, inoltre, che nonostante la nomina di un coordinatore genitoriale, qualora una parte tenga comunque un atteggiamento ostile nei confronti dell’altra, non sarà loro preclusa la possibilità di ricorrere al Tribunale per la tutela delle proprie ragioni.

Il fine ultimo e comune dei genitori deve, in ogni caso, rimanere quello di salvaguardare gli interessi del minore e per proseguire tale obiettivo non sarà indispensabile solamente rispettate l’ormai invalso principio della bi-genitorialità, ma sarà fondamentale l’attuazione di un più evoluto stadio, quello del diritto del minore al recupero della co-genitorialità perduta[2].

[1] Tale figura è stata importata dall’esperienza di altri sistemi legislativi ed in particolar modo dall’ordinamento americano, nel quale è stata giuridicamente riconosciuta ed è molto utilizzata.

[2] In questo senso si veda “il coordinatore genitoriale: una nuova risorsa nella crisi della famiglia” di Filippo Danovi in Famiglia e diritto 8-9/2017