Assegnazione della casa familiare in presenza di figli nati dalla convivenza

Sull’assegnazione della casa familiare ed i suoi specifici connotati e presupposti di attribuzione, si richiamano, per analogia, molti dei principi che ispirano l’assegnazione della casa coniugale in presenza di figli.

In linea di massima, nell’ipotesi di cessazione di rapporto di convivenza more uxorio, la casa appartiene a tutti gli effetti solo al legittimo proprietario. Tuttavia, in presenza di figli, l’assegnazione in godimento della casa familiare può essere riconosciuta dal giudice, anche nel caso della cessazione del rapporto di convivenza di fatto, al genitore naturale affidatario di un minore o convivente con prole maggiorenne ma non economicamente autosufficiente.

Al riguardo, sin dal 1998 la Corte Costituzionale (1) ha affermato che la mancanza di una specifica norma che regoli le conseguenze della cessazione del rapporto di convivenza non impedisce al Giudice di provvedere egualmente all’assegnazione della casa familiare, dovendo la condizione dei figli essere considerata come unica a prescindere dalla qualificazione del loro status (figlio legittimo o naturale) e rientrando il diritto del minore a conservare l’ambiente domestico nel più ampio concetto di mantenimento, che è un dovere del genitore, specificatamente previsto dalle norme sulla filiazione.

L’importante riconoscimento effettuato dalla Corte Costituzionale è stato oggi recepito dalla legge n. 54 del 2006 la quale prevede all’articolo 4, comma secondo, che l’articolo 155-quater, primo comma, codice civile (“Assegnazione della casa coniugale”) si applichi anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati: “Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il Giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’articolo 2643”.

Il principio secondo il quale l’assegnazione della casa familiare, ai sensi dell’art.155-quater cod. civ., sia applicabile anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati (2) è oggigiorno comunemente applicato da tutti i giudici.

E’ bene tenere presente che non è invece possibile assegnare la casa familiare in favore del convivente in assenza di figli minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti, perché oggetto di tutela è, come detto, il diritto del figlio a conservare l’habitat domestico quale luogo degli affetti, degli interessi e delle consuetudini di vita.

(1) “Non è fondata nei sensi di cui in motivazione – in riferimento agli art. 3 e 30 cost. – la q.l.c. dell’art. 155 comma 4 c.c., nella parte in cui non prevede, in ipotesi di cessazione della convivenza di fatto, la possibilità di assegnare in godimento la casa familiare al genitore naturale affidatario di minore, o convivente con prole maggiorenne non economicamente autosufficiente, anche se lo stesso genitore affidatario non sia titolare di diritti reali o di godimento sull’immobile: infatti la mancanza di una specifica norma che regoli le conseguenze, riguardo ai figli, della cessazione del rapporto di convivenza di fatto dei genitori non impedisce di trarre dall’interpretazione sistematica delle norme in tema di filiazione, senza necessità di ricorrere all’analogia nè ad una declaratoria di incostituzionalità, la regola da applicare in concreto, considerando che l’interesse del figlio all’abitazione, come al mantenimento, è correlato alla posizione di dovere facente capo al genitore” (Corte Costituzionale, 13 maggio 1998 n.166 in Giust. Civ., 1998, I, 1759)

(2) “In tema di assegnazione di casa familiare, l’art.155-quater cod. civ., applicabile anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati, tutela l’interesse prioritario della prole a permanere nell'”habitat” domestico, postulando, oltre alla permanenza del legame ambientale, la ricorrenza del rapporto di filiazione legittima o naturale cui accede la responsabilità genitoriale, mentre non si pone anche a presidio dei rapporti affettivi ed economici che non involgano, in veste di genitori, entrambi i componenti del nucleo che coabitano la casa familiare oppure i figli della coppia che abbiano cessato di convivere nell’abitazione, già comune, allontanandosene” (Cass. civ., 15 settembre 2011, n. 18863, in CED Cassazione, 2011).