L’eventuale estinzione dell’obbligo di mantenimento per i figli maggiorenni

L’obbligo di mantenimento dei figli da parte dei genitori non cessa con il raggiungimento della maggior età, ma persiste finché essi non abbiano raggiunto l’autosufficienza economica, che si assume conseguita quando sia provato lo svolgimento di un’attività lavorativa con concrete prospettive di indipendenza. Tale obbligo, tuttavia, viene meno se il mancato svolgimento di un’attività lavorativa dipenda da un atteggiamento dei figli colposo o inerte. E’ il genitore interessato alla cessazione dell’obbligo, a dover fornire la prova che il figlio abbia raggiunto l’indipendenza (1), o che il mancato svolgimento di un’attività lavorativa dipenda da un suo rifiuto giustificato dalle sue aspirazioni, legate al percorso di studi svolto da quest’ultimo.

Non occorre necessariamente la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ma neppure basta un lavoro precario, limitato nel tempo, per esonerare i genitori dall’obbligo di mantenimento, non potendosi affermare, in tal caso, che i figli abbiano raggiunto quell’indipendenza economica che richiede una concreta prospettiva di continuità. (2)

L’autosufficienza economica dei figli consente, dunque, ai genitori di non intervenire nel sostentamento degli stessi, differentemente da quanto avviene in caso di figli minori o di maggiorenni non autosufficienti. Detto questo, l’Art 337 septies (già 155quinquies ) del Codice Civile, comunque, ha regolamentato la materia, prevedendo che “il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del Giudice, è versato direttamente all’avente diritto.”

Di recente si è affermato che nei giudizi di separazione o di divorzio, alla luce del menzionato articolo del Codice Civile, l’intervento in giudizio del figlio maggiorenne non autosufficiente (3), economicamente dipendente dai genitori, assolve una funzione di ampliamento del contraddittorio, consentendo al giudice di provvedere in merito all’entità e al versamento – anche in forma ripartita – del contributo al mantenimento, sulla base di un’approfondita ed effettiva disamina delle istanze dei soggetti interessati.

Sul problema del preciso momento in cui si estingue l’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenne avviati ad un’attività lavorativa, la Cassazione nel 2008 (4) ha stabilito che l’obbligo di mantenimento ha termine con il conseguimento dell’indipendenza economica del figlio, che non coincide con l’instaurazione effettiva di un rapporto di lavoro stabile, ma con il verificarsi di una situazione tale che sia ragionevole dedurne l’acquisto dell’autonomia economica.

Ma a questo punto sorge spontanea una domanda: si può stabilire un termine oltre il quale l’obbligo dei genitori finisce? Sempre la Cassazione ha escluso che possa fissarsi un termine perentorio, dato che l’obbligo di mantenimento si protrae per consentire la fine degli studi ed in ragione delle difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro (5). Tuttavia, si precisa che la persistenza dei presupposti che giustificano l’obbligo dei genitori al mantenimento deve essere contemperata a criteri di rigore proporzionalmente crescente, in rapporto all’età dei figli beneficiari, in modo da escludere che la tutela della prole possa essere protratta oltre ragionevoli limiti (6).

Nonostante non esista un’età precisa, alcune pronunce di merito hanno fissato l’età in trent’anni come spartiacque nell’onere della prova: fino al compimento dei trent’anni spetta al genitore dimostrare che il figlio non si sia sufficientemente impegnato per rendersi autonomo; superati i trenta, sarà il figlio a dover dimostrare di essersi trovato in circostanze, a lui non imputabili, tali da rendere impossibile il raggiungimento dell’indipendenza economica. Si sosterrebbe, dunque, una presunzione di autonomia e indipendenza economica da parte di chi abbia superato i trenta anni di età (7).

Occorre, infine, sempre distinguere l’ipotesi in cui il figlio abbia proseguito o meno gli studi universitari: nell’ipotesi in cui il figlio non abbia proseguito gli studi, la giurisprudenza tende a far cessare l’obbligo di mantenimento all’incirca intorno al ventiduesimo – ventitreesimo anno di età. In caso di studi universitari, peraltro, come già precisato, il conseguimento della laurea non costituisce il presupposto dell’indipendenza economica; come del resto, la circostanza che il figlio abbia contratto un matrimonio non costituisce automaticamente il presupposto per la revoca dell’assegno di mantenimento (8).


(1) Cfr. Cassazione civile 4296/2012: “L’obbligo dei genitori di concorrere tra loro al mantenimento dei figli secondo le regole dell’art. 148 c.c. non cessa, “ipso facto”, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato dello stesso, il cui accertamento non può che ispirarsi a criteri di relatività, in quanto necessariamente ancorato alle aspirazioni, al percorso scolastico, universitario e post-universitario del soggetto ed alla situazione attuale del mercato del lavoro, con specifico riguardo al settore nel quale il soggetto abbia indirizzato la propria formazione e la propria specializzazione. Il mantenimento del figlio maggiorenne convivente è da escludere quando quest’ultimo, ancorché allo stato non autosufficiente economicamente, abbia in passato espletato attività lavorativa, così dimostrando il raggiungimento di un’adeguata capacità e determinando la cessazione del corrispondente obbligo di mantenimento da parte del genitore, atteso che non può avere rilievo il successivo abbandono dell’attività lavorativa da parte del figlio, trattandosi di una scelta che, se determina l’effetto di renderlo privo di sostentamento economico, non può far risorgere un obbligo di mantenimento i cui presupposti erano già venuti meno, ferma restando invece l’obbligazione alimentare, fondata su presupposti affatto diversi e azionabile direttamente dal figlio e non già dal genitore convivente.”

(2) Cassazione civile 8227/2009: Conseguentemente l’espletamento di un lavoro precario e limitato nel tempo da parte del figlio maggiorenne titolare di assegno di mantenimento non è sufficiente per esonerare il genitore dall’obbligo di mantenimento, non potendosi in tal caso affermare che si sia raggiunta l’indipendenza economica, la quale richiede una prospettiva concreta di continuità.

(3) Cassazione civile 4296/2012 “Nei giudizi di separazione o di divorzio, alla luce della introduzione dell’art. 155-quinquies c.c., l’intervento in giudizio, per far valere un diritto relativo all’oggetto della controversia, o eventualmente in via adesiva, del figlio maggiorenne, il quale, in quanto economicamente dipendente e sotto certi aspetti assimilabile al minorenne (in ordine al quale, proprio in epoca recente, in attuazione del principio del giusto processo, si tende a realizzare forme di partecipazione e di rappresentanza sempre più incisive), assolve, latu sensu, una funzione di ampliamento del contraddittorio, consentendo al giudice di provvedere in merito all’entità e al versamento – anche in forma ripartita – del contributo al mantenimento, sulla base di un’approfondita ed effettiva disamina delle istanze dei soggetti interessati.” (Il caso.it, 2012).

(4) Più in particolare, nella motivazione della sentenza si legge: “In caso di cessazione dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni, il raggiungimento dell’indipendenza economica del figlio non coincide con l’instaurazione effettiva di un rapporto di lavoro giuridicamente stabile, ma con il verificarsi di una condizione tale che sia ragionevole dedurne l’acquisto della autonomia economica, anche se per licenziamento, dimissioni o altra causa tale rapporto venga poi meno.” (Fam. Pers. Succ. on line, 2008).

(5) Cassazione civile 8221 del 2006 “[…] il giudice di merito non può prefissare un termine a tale obbligo di mantenimento, atteso che il limite di persistenza dello stesso va determinato, non sulla base di un termine astratto (ancorché desunto, come nel caso, dalla media della durata degli studi in una determinata facoltà e dalla normalità del tempo mediamente occorrente ad un giovane laureato, in una data realtà economica, affinché questo possa trovare impiego), bensì sulla base (soltanto) del fatto che il figlio, malgrado i genitori gli abbiano assicurato le condizioni necessarie (e sufficienti) per concludere gli studi intrapresi e conseguire il titolo indispensabile ai fini dell’accesso alla professione auspicata, non abbia saputo trarne profitto, per inescusabile trascuratezza o per libera (ma discutibile) scelta delle opportunità offertegli, ovvero non sia stato in grado di raggiungere l’autosufficienza economica per propria colpa.” (Fam. Pers. Succ. on line, 2006).

(6) Più in particolare, la Cassazione di cui al principio enunciato, così precisa: “Nell’ambito dell’obbligo dei genitori al mantenimento dei figli maggiorenni, una volta che il figlio si sia reso autonomo, non sono più ipotizzabili né un suo rientro o una sua permanenza in famiglia nella posizione dell’incapace d’autonomia, né un ripristino in suo favore di quella situazione di particolare tutela che il legislatore ha inteso predisporre in favore dei soli figli i quali ancora la detta autonomia non abbiano conseguita per difetto dei requisiti personali o di condizioni ambientali, e ciò in quanto proprio il fatto di un’avvenuta stabile collocazione nel mondo del lavoro sta a dimostrare la ricorrenza degli uni e delle altre e, quindi, l’insussistenza dei presupposti per un’ulteriore applicabilità della normativa di particolare favore; (cfr. Cass. 12477/04 in Guida al Diritto, 2004, 32, 70).

(7) Secondo una parte della giurisprudenza di merito, il dovere di mantenimento dei genitori viene meno quando il figlio abbia superato trent’anni di età, dovendo prevalere il dovere filiale, non più procrastinabile, di rendersi economicamente indipendente (cfr. Tribunale di Bari 23 settembre 2008 n. 2120 ed in precedenza, sempre Tribunale di Bari n° 2681/06 in Famiglia e Diritto, 2007, 5, 496).

(8) Cass. civ. Sez. I, 26/01/2011, n. 1830: In tema di obbligo del genitore separato di concorrere al mantenimento del figlio – che non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età da parte di quest’ultimo ma perdura finché il genitore interessato non dia prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero è stato posto nelle concrete condizioni per potere essere economicamente autosufficiente, senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o per sua scelta -, il raggiungimento dell’indipendenza economica da parte del figlio non è dimostrato né dal mero conseguimento di un titolo di studio universitario né dalla mera celebrazione di un matrimonio cui non consegua la costituzione di una nuova entità familiare autonoma e finanziariamente indipendente (nella specie, essendo anche il coniuge non autosufficiente).