Il divorzio congiunto

I coniugi che si trovino in una delle condizioni stabilite dalla legge per ottenere il divorzio (1) e che, quindi, intendono ottenere lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili del matrimonio religioso, possono avvalersi, oltre che del procedimento di divorzio in contenzioso tra le parti (2), oggetto di approfondimento in Il divorzio giudiziale, anche di un procedimento che presuppone l’accordo delle parti, il divorzio congiunto. Quest’ultimo consiste nella richiesta dei coniugi, separati da almeno 6 mesi in caso di separazione consensuale o 12 mesi in caso di separazione giudiziale (così come previsto dalla legge n. 55/2015), di procedere allo scioglimento del matrimonio civile o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario.

Il termine di dodici mesi (di ininterrotta separazione) decorre a far tempo dalla comparizione dei coniugi davanti al presidente del tribunale, come previsto dall’ articolo 3 n. 2 lett. b), legge n. 898 del 1970 (1), per la proponibilità della domanda di divorzio. Quindi, il suindicato termine decorre dall’udienza presidenziale (in pratica la prima udienza nel procedimento di separazione) nella quale è stato emesso il provvedimento di autorizzazione dei coniugi a vivere separati, anche se la effettiva sentenza di separazione o il decreto di omologa (in caso di accordo tra i coniugi) del Tribunale interviene in un momento successivo.

Ai fini della presentazione della domanda di divorzio congiunto, è sufficiente predisporre un ricorso, con l’assistenza di un avvocato (ovvero di due, laddove i coniugi abbiano due distinti difensori), sottoscritto da entrambi i coniugi (3) e intestato al Presidente del Tribunale ove risiedono le parti (o almeno una delle parti), contenente: le generalità dei coniugi, l’intendimento della volontà di divorziare consensualmente, la presenza dei figli, le modalità del divorzio (affidamento dei figli, eventuale mantenimento di questi a carico di uno od entrambi i genitori, sostegno economico o meno di un coniuge in favore dell’altro, assegnazione della casa coniugale e altro). I documenti che devono essere allegati al ricorso (4) sono: atto integrale di matrimonio; stato di famiglia di entrambi i coniugi; certificato di residenza di entrambe le parti; copia autentica del verbale di separazione consensuale con decreto di omologa o copia autentica della sentenza di separazione con attestazione del passaggio in giudicato e copia autentica del verbale dell’udienza presidenziale, che ha autorizzato i coniugi a vivere separati.

Il Presidente del Tribunale, convocati i coniugi, valuta se le condizioni concordate sono adeguate alla piena tutela dei figli e del coniuge economicamente più debole e, successivamente, emette la sentenza divorzio.

Qualora, invece, il Tribunale ravvisi che le condizioni relative ai figli sono in contrasto con gli interessi degli stessi, si applica la procedura del divorzio giudiziale ed il Presidente, sentiti i coniugi e i rispettivi difensori nonché, qualora lo ritenga strettamente necessario anche in considerazione della loro età, i figli minori, dà, anche d’ufficio, con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell’interesse dei coniugi e della prole, nomina il giudice istruttore e fissa l’udienza di comparizione e trattazione dinanzi a questo: il procedimento, pertanto proseguirà nelle forme del divorzio giudiziale.

Al termine del procedimento, la sentenza del Tribunale diverrà efficace a tutti gli effetti civili dopo la trascrizione in margine all’atto di matrimonio.


(1) – L’art. 3 della Legge 1 dicembre 1970, n. 898 elenca tutti i casi in cui è possibile domandare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.  La L. 6 maggio 2015, n. 55 ha apportato delle importanti modifiche all’art. 3,  n. 2, lett. b, L. 898/1970, oggi, infatti, per proporre la domanda di divorzio, è previsto un termine inferiore (fino al 26 magggio 2015 il termine era di tre anni): “dodici mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale e da sei mesi nel caso di separazione consensuale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale”.

L’ipotesi, di gran lunga più frequente è contemplata nel n.2, lett.b), vale a dire la separazione protratta ininterrottamente per 3 anni.

Articolo 3.
1. Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandato da uno dei coniugi:

1) quando, dopo la celebrazione del matrimonio, l’altro coniuge è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, anche per fatti commessi in precedenza:

a) all’ergastolo ovvero ad una pena superiore ad anni quindici, anche con più sentenze, per uno o più delitti non colposi, esclusi i reati politici e quelli commessi per motivi di particolare valore morale e sociale;

b) a qualsiasi pena detentiva per il delitto di cui all’art. 564 del codice penale e per uno dei delitti di cui agli articoli 519, 521, 523 e 524 del codice penale, ovvero per induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione;

c) a qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio ovvero per tentato omicidio a danno del coniuge o di un figlio;

d) a qualsiasi pena detentiva, con due o più condanne, per i delitti di cui all’art. 582, quando ricorra la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell’art. 583, e agli articoli 570, 572 e 643 del codice penale, in danno del coniuge o di un figlio.
Nelle ipotesi previste alla lettera d) il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta, anche in considerazione del comportamento successivo del convenuto, la di lui inidoneità a mantenere o ricostituire la convivenza familiare.
Per tutte le ipotesi previste nel n. 1) del presente articolo la domanda non è proponibile dal coniuge che sia stato condannato per concorso nel reato ovvero quando la convivenza coniugale è ripresa;

2) nei casi in cui:

a) l’altro coniuge è stato assolto per vizio totale di mente da uno dei delitti previsti nelle lettere b) e c) del numero 1) del presente articolo, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta l’inidoneità del convenuto a mantenere o ricostituire la convivenza familiare;

b) è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18 dicembre 1970.
In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno tre anni a far tempo dalla avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale. L’eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta;
…omissis…;

c) il procedimento penale promosso per i delitti previsti dalle lettere b) e c) del n. 1) del presente articolo si è concluso con sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ritiene che nei fatti commessi sussistano gli elementi costitutivi e le condizioni di punibilità dei delitti stessi;
d) il procedimento penale per incesto si è concluso con sentenza di proscioglimento o di assoluzione che dichiari non punibile il fatto per mancanza di pubblico scandalo;
e) l’altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all’estero nuovo matrimonio;
f) il matrimonio non è stato consumato;
g) è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della legge 14 aprile 1982, n. 164.


(2) – Il procedimento di divorzio può avere quindi 2 riti: quello ordinario, detto anche divorzio giudiziale, e quello congiunto che ha la funzione di sveltire la divisione dei coniugi, salvaguardando i diritti dei coniugi e dei figli e a condizione che tra i coniugi vi sia un completo accordo sulle condizioni di divorzio e vi sia domanda congiunta.

(3) – Art.4, comma 16 L. 898/1970: “La domanda congiunta dei coniugi di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio che indichi anche compiutamente le condizioni inerenti alla prole e ai rapporti economici, è proposta con ricorso al tribunale in camera di consiglio. Il tribunale, sentiti i coniugi, verificata l’esistenza dei presupposti di legge e valutata la rispondenza delle condizioni all’interesse dei figli, decide con sentenza. Qualora il tribunale ravvisi che le condizioni relative ai figli sono in contrasto con gli interessi degli stessi, si applica la procedura di cui al comma 8.”

(4) – Il divorzio si richiede attraverso il deposito di un ricorso presso il Tribunale del luogo in cui almeno uno dei coniugi ha la residenza.
Al ricorso vanno allegati:
– nota di iscrizione a ruolo;
– atto integrale di matrimonio rilasciato dal comune dove e’ stato celebrato;
– stato di famiglia di entrambi i coniugi;
– certificato di residenza di entrambe le parti;
– copia autentica del verbale di separazione consensuale con decreto di omologa o copia autentica della sentenza di separazione con attestazione del passaggio in giudicato e copia autentica del verbale dell’udienza presidenziale, che ha autorizzato i coniugi a vivere separati.