La separazione di fatto

  • Che cos’è

La separazione di fatto (1) è una categoria speciale dell’istituto della separazione. Tale espressione si riferisce all’effettiva interruzione, da parte di uno o di entrambi i coniugi, del proprio apporto psicologico e/o patrimoniale alla famiglia.

Rappresenta la manifestazione più semplice dell’esistenza di una crisi coniugale. Il modo più comune per metterla in pratica consiste nell’effettivo abbandono della casa coniugale da parte di almeno uno dei coniugi, al quale può seguire un accordo per iscritto  relativamente al sostegno economico in favore del coniuge meno agiato.

Mentre per la separazione legale – che può essere giudiziale o consensuale – è previsto un vaglio dell’Autorità giudiziaria, che interviene stabilendo le condizioni da imporre ai coniugi con una sentenza (separazione giudiziale) o con un decreto di omologa dell’accordo raggiunto tra le parti (separazione consensuale), la separazione di fatto non richiede l’intervento del giudice.

La separazione di fatto differisce, infine, dall’ingiustificato abbandono della residenza familiare, disciplinato dall’Art. 146 c.c. (2) caratterizzato dalla mancanza di accordo o tolleranza da parte dell’altro coniuge.

  • La disciplina e gli effetti

Pur non essendo vietata dal nostro ordinamento, il Codice civile non disciplina la separazione di fatto, al contrario della separazione legale per la quale è prevista apposita normativa (Artt. 149 e ss. c.c.). Questa forma di separazione non produce, generalmente, effetti giuridici e non costituisce valido presupposto per la decorrenza del termine di tre anni per ottenere il divorzio.

E non è possibile, infatti, addebitare  la separazione al coniuge che, dopo essersi separato di fatto, abbia iniziato a convivere con altro compagno, in quanto la domanda di addebito avanzata successivamente alla separazione di fatto (3) verrebbe rigettata in sede giudiziale in ragione della assenza del nesso di causalità tra la violazione del dovere di fedeltà e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza coniugale.

Sulla scorta anche della nuova concezione del matrimonio e della famiglia (4), la Corte d’Appello di Roma (5), tentando di colmare la carenza di una normativa specifica con riferimento alla separazione di fatto, ha offerto una definizione, in chiave oggettiva e soggettiva, di separazione di fatto.

La separazione di fatto è presa in considerazione da alcune normative civilistiche: in tema di successione nel contratto di locazione del coniuge separato di fatto (6) assimilato, in pratica, ai fini del subentro nel contratto di locazione, al coniuge separato innanzi alle Autorità giudiziarie; ed in tema di adozione (7), quale elemento ostativo alla stessa in presenza di una separazione di fatto negli ultimi tre anni prima della richiesta di adozione.

In materia penalistica, la recente giurisprudenza ha applicato anche ai coniugi separati di fatto l’art. 570, comma 1 c.p. (8), che punisce colui che “abbandonando il domicilio domestico comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge (…)”, ma anche il comma 2 (9), che punisce chi “fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore o inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge (…)”.

  • La riconciliazione

La separazione di fatto (10) termina attraverso l’istituto della riconciliazione (Art. 154 c.c.[11]). Pur non essendo necessarie formalità particolari, non basta una generica riappacificazione o il mero ristabilimento di rapporti sereni: occorre, infatti, la ricostituzione di una vera comunione di vita tra i coniugi e la dimora di entrambi i coniugi in una sola abitazione.

Conseguenza della riconciliazione è la ricostruzione della comunione legale (12)eventualmente esistente tra i coniugi prima della separazione.

La separazione può essere nuovamente attuata, o pronunciata, solamente per fatti successivi alla rinconciliazione.

 

(1) La separazione di fatto è un fenomeno da sempre frequente ed in continua evoluzione, anche in considerazione della semplicità con cui può essere posta in atto. Molto spesso le coppie giungono ad una separazione legale, dopo un periodo di separazione di fatto.

(2)Art. 146 c.c. “Allontanamento dalla residenza familiare”: “Il diritto all’assistenza morale e materiale previsto dall’articolo 143 è sospeso nei confronti del coniuge che, allontanatosi senza giusta causa dalla residenza familiari, rifiuta di tornarvi. La proposizione della domanda di separazione o di annullamento o di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio costituisce giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare.
Il giudice può, secondo le circostanze, ordinare il sequestro dei beni del coniuge allontanatosi, nella misura atta a garantire l’adempimento degli obblighi previsti dagli articoli
143, terzo comma, e 147”.

(3) Il Tribunale di Milano si è espresso in tal senso: “ Nel caso in cui i coniugi siano, da anni, separati di fatto, pure abitando in dimore differenti, va certamente rigettata la domanda di addebito della separazione richiesta dall’uno contro l’altro, non sussistendo il nesso causale tra la disgregazione della famiglia e la violazione dello statuto familiare” (Trib. Milano, Sentenza del 20/02/13).

(4) L’Art. 151 c.c., nel testo vigente, prevede che la separazione giudiziale possa essere richiesta quando si verificano “anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza”. La possibilità di richiedere la separazione, a prescindere dalle colpe per il fallimento del matrimonio, ha certamente eliminato il profilo sanzionatorio. Il testo del nuovo Art. 151 c.c., dunque, si presta ad un’interpretazione in chiave oggettivistica, ma anche in chiave soggettivistica.

(5) In tema di divorzio, ed ai fini della sua pronuncia, la Corte ha affermato che “si ha separazione di fatto quando fra i coniugi si venga a stabilire una situazione di vita in cui, dal punto di vista oggetto, difetti il consortium vitae e cioè quel minimo di organizzazione domestica comune, di disponibilità al reciproco aiuto personale e, normalmente, ai rapporti sessuali, nonché, dal punto di vista soggettivo, vi sia, per mancanza di affectio coniugalis, il proposito di non ristabilire la convivenza stessa” (App. Roma, Sentenza del 09/11/11). La Corte ha offerto, dunque, una definizione di separazione di fatto valorizzando sia le cause oggettive – la mancanza del consortium vitae, sia quelle soggettive – la mancanza dell’affectio coniugalis.

(6)  La Corte Costituzionale, con Sentenza n. 404 del 1988 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’Art. 6 della L. n. 392/1978 nella parte in cui non prevede che il coniuge separato di fatto succeda al conduttore, se si sia così convenuto.

(7) L’Art. 6 della Legge n. 183/83 prevede, quale requisito essenziale per l’adozione, la non sussistenza al momento della richiesta e negli ultimi tre anni, di una “separazione personale neppure di fatto”.

(8) Il reato previsto dall’Art. 570, comma 1c.p.  – abbandono del tetto coniugale e sottrazione agli obblighi di assistenza – non viene integrato, invece, se l’abbandono è stato determinato da giusta causa: quale la violenza fisica o verbale, il tradimento del coniuge convivente o una continua litigiosità tra i coniugi tale da rendere non proseguibile la convivenza.

(9) Un’interessante pronuncia del Tribunale di Napoli prende in considerazione la fattispecie della separazione di fatto: “In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, il reato p. e p. dall’Art. 570, comma 2°, punisce il coniuge che anche separato di fatto, faccia mancare i mezzi di sussistenza all’altro coniuge ed ai discendenti di età minore o inabili al lavoro” (Trib. Napoli, Sez. III, Sentenza del 20/07/12). Il Tribunale ha sottolineato come il reato esaminato comporti una violazione dei doveri di solidarietà parentale e coniugale che permangono anche in caso di separazione. In tal senso, si veda anche Uff. indagini preliminari Santa Maria Capua Vetere, n. 846 del 09/10/12, contenente il richiamo esplicito all’Art. 570, comma 2 e la sua applicabilità alla separazione di fatto.

(10) La Cassazione ha precisato che la cessazione della convivenza anche a seguito di una separazione di fatto “non influisce sulla sussistenza del reato di maltrattamenti in famiglia di cui all’Art. 572 del codice penale dato che rimangono integri i doveri di rispetto, di assistenza morale e materiale e di solidarietà che nascono dal rapporto coniugale” (Cass. Pen., Sentenza n. 7369/12).

(11) L’Art. 154 c.c. prevede che “la riconciliazione tra i coniugi comporta l’abbandono della domanda di separazione personale già proposta”.

(12) La comunione legale dei beni è quel regime patrimoniale finalizzato a determinare la condivisione, da parte dei coniugi, degli incrementi di ricchezza conseguiti da entrambi i coniugi, anche per effetto dell’attività separata di ciascuno di essi. La riforma del del diritto di famiglia ha previsto la comunione dei beni quale regime legale, applicabile in mancanza di un’apposita convenzione.